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Varie
| Sfogliando i tuoi lunghi silenzi - di Antonio Scommegna |
Non mi possono togliere la gioia di fare il bene. Sto combattendo a vivere i valori. Non voglio che la paura della società ci impedisca di operare il bene o di esprimere ciò che pensiamo. Mi dicono:" Tu hai la virtù di dire ciò che noi pensiamo". E tu scrivi:"
I miei lunghi silenzi
sono deserti;
i miei pensieri
le loro dune
tormentate dal vento".
Eppure un granello di sabbia non è più di un pensiero, anche se esso viene da una molecola o da una cellula vivente. E tutti noi siamo sassi. E tutti noi siamo sabbia. E tutti noi siamo giorno. E tutti noi siamo raggi di luce o di sole. Non muoiono i poeti, come le foglie. E noi non siamo una foglia secca. La vita dei poeti è più bella di un tappeto di foglie secche. Noi non siamo una foglia secca. E noi non siamo appena una notte di coriandoli. So che il tuo cuore è di più, non dice solo di più. Le nostre, sono parole che cadono dalla notte. Esse non sono che stelle morte. Esse non sono ciò che noi oggi siamo, ma ciò che non è mai passato. E i miei giorni non sono caroselli d’uccelli. Le stelle non giungono al cuore. Sono luce di pianeti morti. Solo i nostri pensieri varcano l’universo e non dormono nella tomba. E il torchio della vita non mi spreme fiele. Non ho bile, non ho veleno. Se mi triturate sono miele di cielo, sono luce, sono paesi innevati, sono altare, sono ostia, sono sacramento d’amore. L’eros viene da noi. Si anch’io voglio sentire il mare fluttuante che mi racconti nelle bufere l’ultima favola della vita. Ma ogni mare non può. I bambinelli di gesso non dormono e non danno calore. Sotto di loro anche la paglia si spegne di calore e la stalla si abbuia di sterili giorni. Per me l’autunno non è il de profundis della vita. Mi colora le speranze più della primavera. Al tramonto non bastano mai le preghiere. E gli inni di grazie non sono spuma che si volteggia in aria. Sto scrivendo una sinfonia per lodare la vita. Tenterò in un taccuino il cantico della croce. E io non chiederò e tu non mi chiederai, quando salito sul monte della croce, io ti potrò vedere e tu mi potrai amare. Sotto la croce c’è il lamento, in alto gli occhi al cielo. E già i tuoi versi non gridano più:" Fino a quando…" Perché i tuoi passi camminano già la luce. Né il tuo amore è una impronta di memoria. Anche tuo padre, falegname, annuncia Colui che piallò sulla terra il giorno della risurrezione. Anche alle nostre anime svolazzano idee, come fazzoletti bianchi di aiuto. Non ho una lacrima per i tuoi panni. Non ho una palma con le sue tacche sdrucite, ho solo dentro me un olivo nodoso, ma profumato e sacro. Ti do il mio segreto:" Non mi affanno su arpe, né su violini, né su cembali sonori, che altro non sanno dire che l’umano delle valli della terra". Caro Antonio il dolore mi ha insegnato solo ad arpeggiare il cuore che canta solo amore. Ho inciso non sulle mie dita, non sul mio cuore, non sulle mie labbra , ma più in alto, i tuoi lunghi silenzi che lassù già cantano.
Paolo Turturro
Chi volesse il libro di Antonio Scommegna, può richiederlo a Paolo Turturro – tel.090 – 2932046 – Messina - ( costo del libro euro 10,00 )
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Oscar Wilde |
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