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  Per la pace
 Cessate il fuoco 29/2005 dal 21 al 28/7 2005
Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.29- 2005 dal 21/7 al 28/7
Fonte: © peacereporter
Cecenia (Fed. Russa). Il 21 in un villaggio a 10 km a sud di Grozny un guerrigliero ceceno ed un civile sono rimasti uccisi per lo scoppio di una mina.
Il 23 nella repubblica del Dagestan, al confine con la Cecenia, una bomba su un treno uccide una persona e ne ferisce altre 4. Sempre il 23 due poliziotti sono stati uccisi in un agguato a Nalchik, capitale della repubblica russa caucasica della Cabardino-Balcaria. Alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco contro l’auto della polizia, uccidendo i due agenti e portandosi via le loro armi.
Il 24 l’amministrazione filo-russa della Cecenia ha reso noto che tra il 21 e 22 luglio 5 soldati russi e un poliziotto ceceno sono stati uccisi in diversi attacchi della guerriglia indipendentista. Tre militari sono morti in agguati contro checkpoint e caserme russe, uno è stato ucciso in combattimento nella zona di Vedenò e un altro è saltato su una mina a Grozny.
Il 26, 2 ufficiali di polizia sono stati uccisi da uomini armati nella repubblica russa del Daghestan mentre procedevano al fermo di una vettura poco dopo la mezzanotte. Il 27 in uno scontro a fuoco nella regione nord-caucasica, i soldati russi hanno ucciso 3 ribelli ceceni. Nello scontro sono morti anche 4 soldati ed un poliziotto, e ci sono stati 14 feriti.

Colombia.
Il 26 almeno 12 persone sono rimaste uccise durante i violentissimi scontri a fuoco avvenuti fra le Farc, le forze armate rivoluzionarie della Colombia, e l’esercito regolare colombiano. Gli scontri sono avvenuti nella Colombia centrale, nella zona di Metam. Il 27 il governo di Alvaro Uribe ha fatto sapere di essere disposto,  per la prima volta, a negoziare con le Farc la liberazione dei sessanta ostaggi ancora nelle mani dei guerriglieri.

Kenya. Gli scontri tribali avvenuti tra martedì e giovedì al confine con l’Uganda hanno causato circa 20 morti. All’origine della battaglia l’ennesima incursione di uno dei due gruppi per rubare bestiame all’altro. L’attacco sarebbe stato inferto questa volta da circa 200 razziatori, che sono entrati in una area Turkana (nel nord del paese) attraversando il confine, portando via una quarantina di capi di bestiame, ed uccidendo un ragazzino di 12 anni che faceva da guardia alla mandria. Stando alla ricostruzione ufficiale la gente del Turkana ha subito organizzato un inseguimento contro i cugini d’oltreconfine, braccandoli, e uccidendone almeno 18. Ci sono anche dei feriti. Drammi di questo genere sono frequenti tra i poverissimi e gli emarginati, nelle regioni più desolate e desertiche del paese. La scorsa settimana simili avvenimenti si erano verificati nel Nord est, a cavallo del confine etiopico. Un centinaio i morti, soprattutto bambini e donne, e sempre per contendersi acqua e zone di pascolo.

Somalia. Il 22, gli scontri a fuoco avvenuti in tarda serata nella cittadina di Ceel Waaq, nella regione di Gedo, al confine con il Kenya, hanno causato almeno 20 morti. A combattersi sono stati due clan rivali del posto, i Garre e i Merrehan, che si contendono il controllo della città e dei commerci che transitano da lì diretti verso confinante Kenya.

Zimbabwe. Il 22 è stato diffuso il rapporto della inviata speciale Onu Anna Kajumulo Tibajika sugli sgomberi disposti dal governo di Robert Mugabe, attuati da fine maggio con la scusa che nelle baraccopoli fiorirebbe un mercato nero che avrebbe distrutto l’economia del Paese. Secondo la direttrice dell’agenzia Onu ‘Habitat’, in  in Zimbabwe si sarebbe perpetrata “una catastrofe umanitaria, senza rispetto per la sofferenza umana, di dimensioni immense.” I dati raccolti da Tibajika parlano di "almeno 700mila persone sono rimaste senza alloggio e quasi due milioni e mezzo di persone sono rimaste senza un’attività di sostentamento".

Rep. Dem. Congo. Sono almeno 13 le vittime dell’attacco dei ribelli hutu ruandesi delle ‘Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda’ (Fdlr) contro il villaggio di Kigalama, 130 chilometri Sud ovest di Bukavu, nella regione orientale del Sud Kivu, avvenuto venerdì 22. I miliziani, in fuga dall'offensiva scatenata dalle truppe Onu nei giorni scorsi, hanno circondato il villaggio iniziando a sparare e uccidendo a colpi di machete chi cercava di fuggire. I combattenti delle ‘Fdlr’ si sono rifugiati nel Congo orientale dai tempi del genocidio ruandese del 1994, del quale sarebbero corresponsabili, secondo l'attuale governo ruandese.
Secondo Radio Okapi, emittente della Missione Onu nel Paese (Monuc), i caschi blu avrebbero ritrovato mercoledì 27 quattro corpi di persone uccise con colpi di arma da fuoco e che presentavano evidenti segni di tortura. Il ritrovamento è avvenuto giovedì 21 ma solo mercoledì mattina ne è stata data notizia. L'omicidio sarebbe da attribuirsi secondo l’emittente ad una banda armata di Kikwiba, e sarebbe avvenuto sulla strada per la località mineraria di Lunga, Nord Katanga, nel Sud est del paese.

Costa d’Avorio. Sono 24 le persone morte negli attacchi avvenuti nel fine settimana alle porte di Abidjan, capitale della Costa d'Avorio. Sette militari e quattro aggressori hanno perso la vita nella sparatoria avvenuta ad Anyama (una ventina di chilometri da Abidjan) mentre altri 13 miliziani sono stati uccisi durante i combattimenti avvenuti nella zona di Agboville, cinquanta chilometri a nord. Con le armi rubate nella notte in una stazione della polizia alla periferia di Abidjan, un gruppo di miliziani ha assaltato il carcere di Agboville, liberando quasi duemila detenuti. Il comandante delle Forze Armate, generale Philippe Mangou ha fatto sapere che non è nota l’identità degli aggressori, ma che una trentina di loro sono stati fermati. Intanto tutti i principali partiti politici del Paese hanno "condannato energicamente" gli attacchi. Il Fronte popolare ivoriano (partito al potere) ha criticato la “passività” delle forze Onu e la “duplicità e complicità” di quelle francesi dell’operazione ‘Liocorne’, mentre il ‘G7’ (la coalizione che raccoglie i 7 principali schieramenti all’opposizione) ha sottolineato come “ogni volta che la Costa d'Avorio si avvicina alla pace nuovi avvenimenti drammatici fanno deragliare il processo avviato”. In questa settimana avrebbe dovuto cominciare il processo di disarmo di duemila guerriglieri e circa 500 miliziani filogovernativi.

Nigeria. Il 24 i governatori dei due stati nigeriani meridionali ‘Cross River’ ed ‘Ebonyi’ hanno rivolto al presidente Olusegun Obasanjo un appello congiunto perché invii l’esercito al confine tra i due stati, teatro da tre mesi di sanguinosi scontri tra due tribù, ‘Ukele’ e ‘Izzi’, che si contendono il controllo di alcune terre. Il bilancio ufficiale di questi scontri sarebbe di almeno 100 morti. Ma secondo lo stesso governo il numero delle vittime potrebbe essere ben più alto. 

Etiopia.
Il 24 almeno 5 persone sono morte per il lancio di alcune bombe a mano dentro un bar e in alcune abitazioni private della capitale della regione etiope di ‘Somali’. Più di 30 feriti si sono contati alla fine di queste esplosioni a Jiggjiga, mentre altri attentati sono stati riportati in Dhagahbuur e Fiiq, città vicine. Gli attacchi arrivano nel giorno precedente l’inizio della registrazione nei collegi elettorali, in vista delle consultazioni del prossimo mese. Non si conosce l’identità dei colpevoli degli attacchi, ma ci sono ribelli attivi nell’area. Le elezioni si tengono nella regione di Somali parecchio dopo che si erano svolte nel resto del Paese a causa della difficoltà nel raggiungere i nomadi che vi abitano. Nel resto dell’Etiopia i principali partiti d’opposizione e quello di Governo sono impegnati in un testa a testa.

Sudan. Confermato l’attacco lanciato lo scorso fine settimana da un gruppo di ribelli contro la scorta militare di un convoglio governativo sudanese; la scorta era composta da osservatori militari dell’Unione Africana (Ua) dispiegati in Darfur, regione occidentale sudanese. Nur Al Dein Al Mazni, portavoce Ua, ha precisato che nell’attacco, attribuito all’‘Esercito di liberazione del Sudan’ (‘Slam’), il principale dei due movimenti combattenti attivi dal febbraio 2003 nel conflitto del Darfur, sono stati uccisi tre soldati. Verifiche sono in corso anche sulle denunce dei ribelli riguardo ad attacchi lanciati dall’esercito governativo contro due villaggi nel Darfur meridionale, uno dei tre Stati che compongono la regione omonima, in cui sarebbero morti alcuni civili.

Nepal. Il 23, 7 uomini delle forze di sicurezza sono stati uccisi dai ribelli maoisti in un attacco nel distretto di Dang, Nepal occidentale. Dopo l’imboscata i soldati hanno ucciso 2 guerriglieri. Il 24, una trentina di manifestanti sono stati feriti dalla polizia mentre cercava di disperdere a bastonate una protesta di sostenitori dell’ex primo ministro Sher Bahadur Deuba, arrestato ad aprile con l’accusa di truffa ai danni dello Stato.
I maoisti combattono dal 1996 contro l’esercito reale per rovesciare la monarchia e instaurare una repubblica maoista. Nel conflitto finora hanno perso la vita circa 12mila persone.

Kashmir indiano. Il 23, 3 soldati indiani e un ribelle musulmano sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco nel villaggio di Ajar, vicino alla città di Bandipora. Nello stesso giorno un’auto è esplosa senza provocare vittime nella città di Pattam e 4 giovani musulmani sono stati uccisi per sbaglio dai soldati indiani in un villaggio vicino alla città di Handwara. Un’ultima tragedia di guerra che ha scatenato proteste e scioperi nella regione.
Il 27, i soldati indiani hanno ucciso 5 presunti militanti in diversi scontri.
Intanto il governo indiano si è detto disponibile a riprendere i colloqui con i separatisti moderati della Hurriyat Conference. L’insurrezione dei militanti islamici contro l’esercito indiano è cominciata nel 1989 e finora ha causato almeno 40mila vittime.

Pakistan. Il 21, 2 persone sono morte nell’esplosione di una bomba all’interno di una moschea vicino al confine afgano. L’attentato è avvenuto nel distretto di Kurram, nella regione del Waziristan del nord dove le forze di sicurezza sono impegnate nelle operazioni contro i militanti talebani.
Il 22, un leader tribale, Malik Mirzalam, e 4 suoi parenti sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco da ignoti nella regione nord-occidentale del Waziristan del sud. Nessuno finora ha rivendicato l’attacco. In passato altri attacchi a capi tribali filogovernativi sono stati compiuti da militanti islamici.
Il 24, a Sui, nei pressi di Quetta, in Baluchistan, miliziani armati hanno rapito tre agenti di polizia e un civile. Le forze si sicurezza pachistane hanno avviato operazioni di ricerca nella zona. E a Faisalabad, 300 chilometri a sud di Islamabad, 5 persone, tra cui 3 donne, sono state uccise da uomini armati non identificati.

Bangladesh. Il 23, l’esercito del Bangladesh ha attaccato e distrutto alcuni accampamenti di ribelli birmani nella foresta di Naikkongchhari, al confine con il Myanmar (ex Birmania). Il governo di Dhaka non ha fornito il numero di ribelli uccisi nell’azione, dichiarando solo di averne catturati 26 e di aver sequestrato pezzi di artiglieria, una trentina di kalashnikov e 16 mila munizioni. I ribelli birmani che combattono la giunta militare del Myanmar sono attivi nello stato birmano occidentale dell’Arakan, ma spesso sconfinano in Bangladesh per fuggire alle offensive governative.

Israele e Palestina. Non accenna a diminuire la violenza nei territori palestinesi. Il 21 la polizia israeliana ha arrestato 250 coloni sorpresi mentre cercavano di infiltrarsi nella zona militare vicino alla striscia di Gaza. Uno scenario di tensione che aumenta con le dichiarazioni di Mohammed Dahlan, ministro per gli Affari civili dell’Anp, che dichiara: “Quando qualcuno cerca per mezzo di razzi anticarro di prendere il controllo della stazioni di polizia (a Gaza) questo e' un tentativo di rivolta militare”.
Il 23 a Gaza  miliziani palestinesi crivellano di colpi l’auto di 2 civili israeliani.
Il 24 il Presidente israeliano Sharon, commentando l’assassinio dei 2 civili, dichiara  che Israele non e' disposto a rassegnarsi al terrorismo. Il 25 il quotidiano ebraico “Yedioth Aronoth” rivela che la Striscia di Gaza sarà riconsegnata ai palestinesi il 3 ottobre, alla vigilia del capodanno ebraico, dopo 38 anni di occupazione israeliana. Nello stesso giorno lungo la strada di Kissufim, a sud di Gaza, due civili israeliani, marito e moglie, sono stati uccisi in un agguato compiuto da tre miliziani palestinesi. L’azione, rivendicata congiuntamente da al-Fatah e dalla Jihad islamica, ha provocato la reazione della polizia israeliana che ha ucciso 2 dei 3 palestinesi coinvolti nell’accaduto. Il 26, un giovane palestinese sospettato di fare parte di un gruppo terroristico viene ferito gravemente dalle forze speciali dell'esercito israeliano a Hebron, Cisgiordania.
Durante la stessa giornata una carovana di oltre un centinaio di pacifisti provenienti da una ventina di Paesi europei è rimasta bloccata nella notte per alcune ore al confine tra Israele e la Giordania. Il convoglio di circa 50 veicoli organizzato da “Earth Association for International Development”, partito il 4 luglio dal parlamento europeo di Strasburgo, era arrivato in Giordania lunedì diretto a Gerusalemme. Il 28 alcuni coloni degli insediamenti di Elei Sinai, nel nord della Striscia di Gaza hanno dichiarato che indosseranno uniformi come quelle degli ebrei nei campi di concentramento nazisti, quando le forze di sicurezza cominceranno ad evacuarli dalle loro case.
 
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