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Chiesa
| Dal Forum Teologi@Internet del sito dell'editrice Queriniana, riportiamo l'intervento di Ulrich Ruh, direttore di Herder Korrespondenz |
«La libertà della teologia sta nell’osare di concentrarsi
sull’indispensabile» (Eberhard Jüngel)
La teologia,
specialmente quella cattolica, si trova in un insieme di rapporti che la
distingue da ogni altra scienza. Fa riferimento alla fede cristiana vissuta e
professata, che la precede e che essa, con i suoi diversi metodi, cerca di
rispecchiare e di interpretare. Fa riferimento alla istituzione chiesa, alla
quale fornisce servizi come la formazione scientifica di sacerdoti e di
insegnanti di religione, e la quale vigila sulla sua ortodossia. Infine, essa si
attua in una società le cui convinzioni e processi vitali essa vorrebbe
stimolare, ma al cui profilo cultural-religioso vorrebbe anche fornire un
contributo costruttivo.
Questo insieme di rapporti non è fissato una
volta per tutte nelle sue opportunità e nei suoi problemi concreti, ma è
percepito in continuo cambiamento. Così, ad esempio subito dopo il concilio
Vaticano II, la teologia ha vissuto una particolare congiuntura favorevole. I
nuovi impulsi dati dal concilio, per i quali i teologi avevano fornito lavori
preparatori decisivi, nella loro realizzazione dovettero essere accompagnati e
sostenuti. Ciò fu necessario sia per la nuova comprensione della rivelazione sia
per l’apertura al ‘mondo di oggi’ e alle altre chiese cristiane. Al posto della
tradizionale teologia di scuola subentrarono nuovi progetti e nuovi approcci
tanto nella teologia dogmatica quanto nella teologia morale, che in parte
provocarono discussioni controverse e incontrarono l’attenzione di una più larga
opinione pubblica.
Oggi, in realtà, la teologia non è per nulla «piccola
e odiosa» (Walter Benjamin). Essa dispone, proprio qui in Germania, da sempre di
una considerevole presenza istituzionale nel panorama delle università, con un
cospicuo numero di facoltà e istituti, e può contare su un crescente numero di
studenti. Professori di teologia forniscono nelle loro rispettive discipline,
siano l’esegesi o la storia della chiesa, la dogmatica o il diritto canonico, un
solido lavoro, pubblicano manuali e monografie, portano avanti progetti di
ricerca.
Le coordinate sono cambiate
Allo
stesso tempo, però, negli ultimi decenni per la teologia le coordinate sono,
sotto molti aspetti, mutate. Questo processo inizia con la innegabile erosione
del legame con le chiese, da una parte, e della familiarità con la tradizione
cristiana, dall’altra, cosa che da tempo crea problemi alla chiesa cattolica in
tutta l’Europa occidentale. Naturalmente le possibilità del lavoro teologico non
dipendono direttamente da quanti cattolici partecipano regolarmente alla
liturgia o conoscono un certo bagaglio di preghiere, di storie bibliche o di
canti ecclesiastici.
Tuttavia, se a causa dell’invecchiamento o di una
crescente - per quanto del tutto gentile nei modi - presa di distanza, la base
della vita ecclesiale si sgretola, si restringe anche lo spazio di risonanza al
quale la teologia, in quanto scienza della fede vincolata alla chiesa, in ultima
analisi fa riferimento. I suoi destinatari primari sono, alla fine, credenti che
trovano casa nella chiesa, e che al tempo stesso provano interesse per una
riflessione più profonda sulla fede e la sua storia. Di tutto questo oggi c’è
sicuramente meno che 30 o 40 anni fa.
La chiesa come istituzione, a sua
volta, è oggi molto occupata nell’adattare le sue strutture alle risorse
finanziarie e personali che diminuiscono sempre di più. In una tale fase critica
l’attenzione dei responsabili, e spesso anche di chi ha cariche onorifiche,
viene largamente assorbita da misure di risparmio e da ristrutturazioni. La
teologia può allora facilmente apparire come un lusso che poco contribuisce
nelle decisioni impellenti. Così pastorale e lavoro nelle comunità diventano
spazio libero da teologia ancor più marcatamente di quanto comunque già lo sia.
Anche in questo modo la teologia può perdere la sua base.
Allo stesso
tempo provengono alla teologia delle nuove sfide da un’altra direzione. Esse
hanno a che fare con la voce ‘religione’ o ‘religioni’. Nessun tema impegna oggi
tanto i contemporanei ‘normali’, indipendentemente dal grado del loro legame
ecclesiale, quanto l’islam, sia come fenomeno nazionale sia in generale, come
potenza religiosa mondiale. È soprattutto per via dell’islam che la religione
balza in primo piano in modo irritante e inquietante. Rende la questione così
dirompente il fatto che qui si mescolano aspetti religiosi e politici, si legano
insieme concrete esperienze locali, pregiudizi sommari e sospetti generalizzati.
La teologia deve mettere a fuoco il suo profilo
specifico
Non da ultimo, ma non solo a motivo dell’islam e dei
problemi della sua integrazione nella società europea, sono state poste di nuovo
o ancora all’ordine del giorno, in gran parte dall’alto, anche questioni
fondamentali sulla religione e il suo ruolo sociale. Di esse fa parte la
questione del rapporto tra religione e violenza, ma anche quella del rapporto
tra religione e ragione, divenuta d’attualità al più tardi a partire dalla
lezione di Benedetto XVI a Ratisbona. Si vorrebbe sapere che cosa è e che cosa
non è ‘buona religione’, anche senza ancorarsi in modo stabile in una religione
concreta.
Contemporaneamente si prende sempre più coscienza che anche il
cristianesimo offre su scala mondiale una immagine diversa da quella a cui ci
hanno abituato le chiese stabilite in Europa, con la loro religiosità piuttosto
moderata e razionalmente definita. Si registra il rapido aumento di chiese
pentecostali e di chiese indipendenti in Sudamerica e in Africa, e di ciò ci si
irrita pure. Forse che le parti della cristianità mondiale dotate di una
teologia differenziata, razionale, sono tuttavia un modello in estinzione, sotto
la pressione di un islam autocosciente, da una parte, e di un cristianesimo
dalle forme espressive tanto strane quanto suggestive, dall’altra?
La
questione della religione come pungolo per la teologia ha così, non da ultimo,
una dimensione europea. La discussione sul riferimento a Dio e sulla menzione
esplicita della eredità cristiana nella costituzione europea ne è soltanto un
sintomo, per quanto importante. In definitiva si tratta di come sia possibile,
nelle condizioni del XXI secolo e in una Europa della pluralità religiosa e
confessionale, consolidare un fondamento etico comune che tenga conto delle
caratteristiche storiche, a tutte le religioni offra una casa e la possibilità
di ritrovarsi, e contemperi anche il fatto che molti abitanti del continente
vivono distanti da qualsiasi religione, anche se rispettano le convinzioni
religiose.
In Europa la teologia può, nel complesso, assumere
adeguatamente le sfide ecclesiali e globalmente sociali dell’incipiente XXI
secolo solo se essa ha chiaro il suo profilo specifico e di conseguenza lo mette
a fuoco, se essa si apre, senza mettere in gioco la sua identità. Questo, del
resto, è più facile a dire che a fare, non da ultimo perché le aspettative
sociali vanno in parte in altra direzione.
Da molte parti esiste in
Europa la tendenza, sia nella scuola sia nell’università, a puntare più
fortemente su una disciplina religiosa o su una scienza della religione generale
o comparativa anziché su teologie confessionali e su insegnamento confessionale
della religione. Al riguardo si ricorre all’argomento del diffuso analfabetismo
religioso, a cui si risponderebbe meglio con una disciplina religiosa per tutti,
e con la necessità di esercitare tolleranza come virtù fondamentale socialmente
necessaria, creando distensione nel rapporto tra le religioni. Nel produrre
adesione per problematiche generalmente interessanti la ‘religione’ è
considerata più idonea della teologia, la quale coglie tutto soltanto nella sua
ristretta ottica cristiana o perfino confessionale.
Rispetto a ciò la
teologia deve insistere sul fatto che essa è scienza della fede, dunque è
permanentemente riferita alla rivelazione in Gesù Cristo come suo criterio. Ciò
la rende, da un certo punto di vista, ostica, sia nell’università sia
nell’opinione pubblica generale, ma contribuisce al tempo stesso a far
chiarezza. Proprio perché la professione di fede in Gesù Cristo come Figlio di
Dio è tutt’altro che ovvia, essa apre uno spazio per domande e interrogativi che
non devono dar pace alla teologia nel compimento del suo mandato ecclesiale e
sociale e non permettere che si acquieti nella tranquillità.
Non evitare alcun tema di dibattito pubblico sulla
religione
A questo riguardo la teologia non può, proprio oggi,
sottrarsi a nessun tema di dibattito pubblico su religione o religioni, oppure
trattarlo con un basso profilo. Essa deve sfruttare tutte le possibilità per
connettersi interdisciplinarmente con la scienza della religione, la storia
delle religioni e la sociologia della religione, come pure con la filosofia e le
scienze della cultura. Questo può avvenire in singoli progetti di ricerca, ma
anche strutturando corrispondenti percorsi di studio. Anche nello studio della
teologia stessa, le conoscenze e le problematiche che nascono dall’ambito delle
religioni devono giocare un ruolo maggiore di quanto avvenuto finora, sia per i
futuri insegnanti di religione sia per i futuri parroci e i laici impegnati
professionalmente nella pastorale.
Il punto principale per la teologia
consisterebbe proprio nel valorizzare, di volta in volta, la concezione
specifica e il proprio punto di vista in modo da stimolare, e non bloccare, il
dialogo, di schiudere nuove prospettive, senza imporle all’altro. Si potrebbe
dar prova di ciò nell’incontro con la filosofia contemporanea ‘postmetafisica’,
ma aperta alla religione, e anche nel confronto con l’islam, confronto che qui
da noi finora difficilmente avviene su un piano teologico. In entrambi i casi è
difficile che si arrivi ad una intesa sulla questione principale, perché in
definitiva si tratta di fede e di incredulità o della convivenza di opzioni
religiose fondamentali. Tuttavia, entrambi le parti potrebbero, a loro volta,
trarre profitto da un serio dialogo.
Oggi meno di prima la teologia non
può produrre la fede. Essa può, al massimo, con argomenti razionali e materiale
storico-didattico, destare l’interesse nei confronti del cristianesimo e del suo
‘nucleo caldo’, oppure con gli stessi mezzi ripulire la strada dalle pietre che
impediscono l’accesso alla fede.
Al di là di ogni idea circa i suoi
confini, la teologia non dovrebbe qui svendersi a meno del suo valore. Per un
verso, essa può contribuire decisamente a essere informati in modo competente
sulla fede, sulla sua storia e sulla multiforme cristianità di oggi. Qui tutte
le discipline teologiche devono dare il loro contributo, senza pretendere sempre
di avere la rappresentanza esclusiva. Sulla storia del cristianesimo si può
forse apprendere da uno storico profano molto di illuminante tanto quanto da uno
storico della chiesa. Molti sono i luoghi e le occasioni per trasmettere
informazione teologica, dalla conferenza nel quadro della formazione degli
adulti o in una accademia cattolica fino alla lettura di un libro che ne tratta
in modo specifico.
Inoltre, per la teologia sarebbe un compito e una
sfida l’accompagnare e sostenere con adeguata riflessione la prassi ecclesiale,
sia la conformazione della liturgia nelle comunità sia le decisioni sulle
pianificazioni pastorali o sull’individuazione dei punti chiave in una diocesi.
Infine, spetta in via generale alla teologia stimolare con argomenti sia storici
sia sistematici la capacità di riflessione nella vita ecclesiale nei suoi
diversi ambiti.
Ciò può essere utile per persone che stanno facendo un
percorso verso la fede e avvertono che le loro domande sono prese sul serio, che
le si accoglie dentro un processo di scambio di idee sulla fede, senza che
l’esito finale sia precostituito a priori. Può essere utile anche per membri
della chiesa fedeli e impegnati, i quali spesso hanno molte domande e dubbi
sulla fede e la chiesa, più di quanto si pensi nei loro riguardi.
I propri punti di forza vanno messi in gioco in modo
aggressivo
Non ci può essere dubbio alcuno al riguardo: la
teologia viene usata, proprio oggi, sia per la chiesa come per la più ampia
opinione pubblica. Tuttavia non ci si dovrebbe fare alcuna illusione per quanto
concerne le sue effettive possibilità in entrambi i campi. Del resto, dovrebbe
essere pure difficile trovare teologi che si fanno qui illusioni.
È
difficile che nella teologia del presente emergano delle figure che abbiano la
capacità di creare opinione nella chiesa o che godano di stima generale
nell’opinione pubblica. Nelle università la teologia deve lottare per garantire
il proprio ‘Standing’ nel panorama scientifico e, almeno in alcune
discipline, incontra difficoltà con la sua nuova generazione scientifica. In
realtà negli ultimi tempi non c’è stato nessuno conflitto spettacolare tra
singoli teologi e il magistero dei vescovi o del papa. Ma ciò non significa che
il lavoro della teologia venga ovunque nella chiesa stimato come meriterebbe.
In tale situazione la teologia ha bisogno soprattutto di coraggio e di
creatività. Essa deve avere il coraggio di mettere in gioco i propri punti di
forza in modo aggressivo, sia nelle singole discipline sia come teologia nel suo
complesso: patrimonio di riflessione e cura metodologica, e contemporaneamente
vicinanza al cristianesimo vissuto ed alla realtà ecclesiale; ampiezza delle
problematiche e degli approcci, e contemporaneamente concentrazione sulle
esigenze fondamentali di dar voce alla fede in modo intellettualmente onesto e,
se possibile, universalmente comprensibile, di introdurla nel dialogo generale,
come offerta e come esigenza, così che essa riscuota attenzione.
Allo
stesso modo si richiede creatività, nella ricerca di partner che collaborino
all’interno e all’esterno dell’università, nella elaborazione di pubblicazioni e
nella trasmissione di sapere teologico nell’insegnamento e per l’opinione
pubblica. Mondi linguistici ermetici, idee eccentriche, pie effusioni o gerghi
appiattiti, qualunque ne sia l’origine, la teologia oggi non può proprio più
permetterseli. Troppo è in gioco, per la teologia stessa e per il suo ambiente
ecclesiale e sociale.
Ulrich Ruh
© 2007 by Herder
Korrespondenz, Freiburg i. Breisgau, n. 3/2007 © 2007 by
Teologi@Internet Traduzione dal tedesco di Gianni Francesconi Forum
teologico, a cura di Rosino Gibellini Editrice Queriniana, Brescia
(UE) http://www.queriniana.it/teologia.asp?IDTeologia=88
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