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Lettere da Laodicea
- Mi ha vestito di luce
- Carissimo don Paolo,
- Le buone notizie di Massimo di Bari
- Le buone notizie di PeaceReporter
- XVI Domenica del Tempo Ordinario
- L’ultima battaglia
- Dipingi la pace cresce e si fortifica, grazie a tutti voi.
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Mi ha vestito di luce
L’orgoglio muore sempre dopo di noi. Non riesco ad ucciderlo. Solo il dolore può. Mi sono lavato l’anima con le lacrime. Oggi l’umanità è una pecora smarrita. Siamo noi stessi il peso della croce quando con il nostro sguardo spogliamo di dignità gli altri, quando addossiamo sugli altri il peso delle nostre cattive coscienze, quando restiamo inerti, duri di cuore, sclerotici di mente dinanzi alla potenza del male. Ribelliamoci all’inerzia. Con il nostro stesso giudizio sul prossimo, non condanniamo gli altri, ma solo noi stessi. Io accetto il mio esilio e tutta la situazione di dolore e la offro per la mia purificazione e per il bene della chiesa e la conversione dei peccatori. Cado spesso nel dubbio che tutto ciò possa essere inutile. E’ la tentazione da fuggire. Signore, in questa confusione di cadute, fammi cascare su di te e non sui sassi laceranti della strada e dei pregiudizi della gente. Io obbedisco alla tua passione. Obbedisco alla parola che continuamente mi annunci. Dentro e attorno a noi c’è una rete di energie magnetiche e spirituali di comunione con i santi e con gli angeli. Il mio dolore è vergine. “Trattieni la voce del pianto, i tuoi occhi dal versare lacrime, perché c’è un compenso per le tue pene” (Anna Maria Cànopi). Per tanti anni ho vissuto in Cristo, senza accorgermi della sua presenza reale. Che sofferenza per te, amore senza essere amato. Generoso amante senza riscontro. Creatore delle bellezze dell’universo, senza essere neppure ringraziato. Mi scontro sempre con Cristo, per evitare di incontrarci con la realtà della croce. Mi rendo conto che per troppo tempo ho chiusi gli occhi dinanzi alla sofferenza di milioni di persone, perché non mi appartengono, sono fuori di me. Tu, Dio forte, ti fai debole non solo, perché vuoi che ti aiuti a portare la tua croce, ma soprattutto perché vuoi che in questa condizione ti aiuti a costruire il tuo regno d’amore. Noi siamo l’amore che ti manca. Molti si coprono la faccia dinanzi a me. Sono l’uomo che ben conosce la vergogna. Tu invece mi doni il tuo sguardo dolcissimo e benevolo. Il tuo volto, ogni mattina, io cerco. Non mi stanco di alzare gli occhi al cielo, da dove mi verrà la salvezza. In questo esilio, nemmeno d’uomo ho l’aspetto. Eppure c’è sempre qualcuno che mi asciuga di conforto l’anima. Lo Spirito Santo mi lava l’anima con le sue lacrime. Mi sono costruito dentro un eremo, dove il cuore è il migliore altare da consacrare. Un eremo, dove le piaghe sono tovaglie ricamate. Un eremo, dove il vino è il mio sangue per te versato. Un eremo, dove il pianto si unisce al sangue di Cristo per essere il Suo Corpo e il Suo Sangue. Dentro mi sveli la bellezza della figliolanza divina. Ogni piccolo gesto d’amore è un’icona di aiuto, volto di Dio su ciascuno di noi. Gesù non è un Dio assente alle sorti di ciascuno di noi. Non sono bravo, Signore, in questa prova d’esilio. Mi lamento sempre. Non cerco di tenerla stretta addosso a me. Evito di pensarci. Me la sono spesso scrollata di dosso. Sono così. Potevo fare meglio, qualcosa di buono però è venuto fuori. E tu: “ Sono io che cerco te. Sono io che ho bisogno di te. Sono il tuo Dio. Nessun male più ti toccherà. Non avere paura del tuo Dio che ha sconfitto il mondo e ha sacrificato la sua vita per te”. Hai sbarrato il mio cammino con blocchi di pietra di superbia. Hai ostruito le mie vie e i miei pensieri sono divenuti incerti dentro di te. Hai spezzato con la sabbia del nulla tutte le mie ossa. Mi hanno vestito dello scandalo della vergogna. Ti sei rivestito della mia debolezza, della mia emarginazione, qui a Messina, e sei divenuto fortezza per me, inespugnabile, e scudo di difesa. Hai parlato tu per difendermi. Hanno preparato la mia fossa e ci sono caduti dentro. Mi hai provato duramente e non mi hai consegnato alla morte. Hai spezzato l’arco dei forti. Qui mi fai camminare a testa alta. Partecipo della tua eterna regale dignità. E’ il cuore l’altare più regale. Sono un uomo boccheggiante arsura e aridità dello spirito; mi hanno cacciato la bocca nella polvere. Non sono più voce del tempo. Vuoi così. Sono ora la tua voce, del silenzio. Mi sono saziato di umiliazioni con pane intriso di pianto. Nel mio spirito, in questo tempo favorevole, ho sentito il crollo delle mie presunzioni. Attendo la salvezza unicamente da te. L’umiltà e il patire ci insegnano il segreto della forza interiori che ci apre a Te.
P. Paolo Turturro.
Carissimo don Paolo,
non ci siamo ancora incontrati di persona ma parlare con Lei anche solo per telefono, leggere i suoi scritti e le sue poesie, sentire parlare di Lei dalle persone che La conoscono e che collaborano con Lei hanno lasciato un segno profondo dentro di me insieme al desiderio di approfondire e continuare questo rapporto col desiderio di incontrarla per poter meglio chiarire ciò che penso e che provo nei confronti di questo entusiasmante impegno associativo. Come ho già avuto occasione di scrivere sul vostro notiziario, dopo la mia visita al Borgo con gli studenti dell’IPSIA di Inveruno (Mi), nel quale opero come insegnante, ho già proposto e fatto deliberare, all’interno del collegio docenti, un progetto atto ad interessare nuovamente gli studenti dal punto di vista delle competente personali. L’importanza dell’approvazione da parte dei colleghi non ha voluto solo adempiere ad una procedura amministrativa e burocratica, pur essenziale all’interno delle istituzioni, ma soprattutto è stato un modo per suscitare interessi, curiosità e dibattito intorno al metodo che ho proposto per giungere ad approfondire le tematiche inerenti alla “legalità”. In forma non secondaria sono stati proposti temi che miravano a motivare gli studenti per partecipare in forma attiva e vivace al dialogo educativo che, molte volte, rimane solo scritto all’interno di un piano di offerta formativa. Durante il soggiorno che verrà organizzato nel mese di ottobre presso il Borgo con una classe, sarà focalizzato l’obiettivo sul “rispetto delle regole della convivenza civile”. L’esperienza dello scorso anno scolastico ci ha insegnato che, integrando le normali attività curricolari con esperienze forti all’esterno dell’ambiente scolastico, che non siano le tradizionali gite non inserite in un piano programmatico formativo che spesso si riducono soltanto ad occasioni puramente di svago e divertimento, si raggiungono obiettivi concreti che favoriscono sia la relazione studente-insegnante sia quella studente-ambiente scolastico. Infatti si è notata lo scorso anno al ritorno da questa esperienza (purtroppo nel breve tempo rimasto) una maggior responsabilità degli studenti. All’interno della scuola è stato proposto inoltre un itinerario che prevede alcuni incontri che, contando sull’ospitalità del Borgo, potrebbero sfociare in un servizio di volontariato. L’entusiasmo suscitato in me dall’esperienza fatta a Palermo mi ha condotto a cercare il coinvolgimento anche della mia parrocchia, proponendo al parroco un progetto di gemellaggio per condividere alcuni giorni presso il nostro oratorio di Bernate Ticino (Mi) coi bambini del Borgo durante il periodo estivo. Altre idee sono in cantiere per organizzare degli incontri che potrebbero coinvolgere le 20 parrocchie del decanato di Magenta, di cui fa parte anche la mia parrocchia, ma su questo ci sentiremo più avanti. Mi farebbe molto piacere tenerci in contatto per pensare insieme progetti futuri e ringrazio per questa opportunità di crescita personale.
Cordialmente Angelo Rescaldina
Le buone notizie di Massimo di Bari
"Ogni nostro istante non è mai uguale all'altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all'altro da un tempo all'altro" Eraclito
Le buone notizie di PeaceReporter Il velo strappato Un editto reale attiva commissioni governative per combattere le violenze domestiche in Arabia Saudita La Coalizione delle donne di Serbia e Kosovo La Rete delle donne kosovare e le Donne in nero della Serbia si sono unite in una Coalizione pacifista Pakistan Scarcerate mille donne, emedata legge che le discriminava Brasile Il senato approva legge contro violenza sulle donne Sudan Governo del sud dona 30milioni di dollari a Onu
Scoperte che cambiano il mondo! Quasi il 20% dell'elettricità prodotta in tutto il mondo viene usata per l'illuminazione, ma un sistema per ridurre questi consumi esiste ed e' possibile: le lampadine a basso consumo. E' quanto sostiene uno studio, rivoluzionario, dell'Agenzia internazionale per l'energia (Iea). Hanno scoperto che esistono pochissime invenzioni che nel corso degli anni non hanno subito miglioramenti e fra queste c'e' la lampadina a incandescenza. Come un secolo fa sono inefficienti e convertono solo il 5% dell'energia che ricevono in luce (il resto, il 95%, e' calore). Con grande stupore ci dichiarano oggi che esistono invece nuove lampadine che consumano da un terzo a un quinto dell'energia richiesta da una lampadina tradizionale, e durano molto di più. Anche se sono gia' in commercio da anni, gli esperti dell'Iea le hanno addirittura battezzate con un nuovo nome, "lampadine Cfl". Prevista nel 2015 la scoperta dei Led, ancora più efficienti. La strepitosa notizia ha avuto riflessi anche in Cina, dove il governo sembra intenzionato a distribuire 150 milioni di lampadine a risparmio energetico nei prossimi 5 anni, con una riduzione dei consumi pari a circa 30 Gigawatt. L'investimento sarà di 300 milioni di dollari. (Fonte: Repubblica)
La Leggenda del Buon Cibo Italiano e altri miti alimentari contemporanei Questo e' il titolo del primo libro di Paolo Conti, giornalista del Sole 24 ore. Dopo due anni di lavoro, centinaia di interviste e indagini in Italia e all'estero, Conti ha scoperto che il cibo che finisce nei nostri piatti non sempre e' ciò che dovrebbe essere. Oggi l'industria alimentare modifica, scompone, ricostruisce e inscatola gli alimenti con tecniche sempre più sofisticate che danno parvenze di naturalità ma che puntano solo al profitto economico. Forse non sapete che: parte delle uova che compriamo al supermercato ha il tuorlo giallo solo perchè le galline sono alimentate con un colorante; i pesticidi uccidono ogni anno nel mondo centinaia di migliaia di persone; poco più di cent'anni fa le famiglie italiane spendevano l'80% del proprio reddito per mangiare. Oggi la percentuale e' inferiore al 18%; l'85% degli alimenti importati in Italia non subisce alcun controllo alla frontiera; lo Stato sta riducendo i controlli sulla qualità di ciò che mangiamo, delegando questo lavoro a società private; le crisi di sicurezza alimentare sono destinate ad aumentare nel prossimo futuro; l'insalata in busta ha un prezzo fino a 10 volte superiore a quella fresca; la tracciabilità alimentare serve molto più all'industria del cibo che ai consumatori; c'e' qualcuno che coltiva l'uva in mezzo al deserto; la metà di un prosciutto cotto di qualità scadente e' composto da acqua e additivi alimentari. I prosciutti di buona qualità ne contengono comunque il 25%. anche se viene chiamato naturale, l'aroma usato per dare a uno yogurt il gusto di fragola non proviene affatto da una fragola. il 99% degli additivi che vengono aggiunti agli alimenti non produce alcun effetto positivo sulla nostra salute e ha esclusivamente funzioni cosmetiche. per molti alimenti non esiste un sistema efficace per scoprire la presenza degli Ogm. il 12,2% dei maschi adulti italiani e' obeso. I maschi adulti obesi in Ciad (o Chad) sono lo 0,3%. Se il cibo disponibile nel mondo fosse distribuito in modo più equo, ogni abitante del pianeta avrebbe a disposizione 2.760 calorie al giorno: più che sufficienti per vivere dignitosamente. (Fonte: Greenplanet)
XVI Domenica del Tempo Ordinario
23 luglio 2006
Una riflessione a partire da Marco 6,30-34 (Ger 23,1-6; dal salmo 22; Ef 2,13-18)
[30]Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. [31]Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. [32]Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. [33]Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. [34]Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
1. ” Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato”
Nell’episodio evangelico di domenica scorsa Gesù, “chiamati a sé i Dodici, incominciò a inviarli a due a due” (6,7). Dunque “essi partirono, predicando che si convertissero; scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti malati e li guarivano” (6,12-13). Poi il Vangelo di Marco registra la narrazione della morte di Giovanni Battista (6,14-2), giungendo infine alla narrazione odierna del ritorno degli apostoli dalla missione. Propriamente si dice che “gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato”. Possiamo anche immaginare la scena, lasciandoci aiutare da un episodio analogo narrato da Luca: “i settantadue discepoli tornarono pieni di gioia, dicendo: ‘Signore, anche i demoni ci obbediscono nel tuo nome’” (10,17). In modo particolare qui si fa notare che gli apostoli fanno cerchio attorno a Gesù. Il fatto che “si riunirono attorno a lui”, rispetto all’esperienza del discepolo che descrive anzitutto la condizione di chi comincia seguire, cioè sta dietro al Maestro, chiarifica meglio il significato singolare della condizione apostolica. Gli apostoli sono coloro che circondano Gesù, gli fanno corona, riferendogli puntualmente “tutto quello che avevano fatto e insegnato”.
2. “Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare”
La risposta di Gesù è particolarmente delicata: “‘Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare”. La ragione dell’invito è duplice: da una parte c’è la stanchezza accumulata durante la missione da poco terminata, ma dall’altra preme anche la situazione presente, tanto che “non avevano neanche il tempo di mangiare”. Gesù non teorizza un impegno lavorativo ad oltranza. Del resto Qoelet già affermava che c’è un tempo per ogni cosa (3,2-8), giungendo infine a domandare: “Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?” (3,9). Esodo e Levitico giungevano a prescrivere addirittura periodicamente un riposo per tutti. Ma ormai nella prospettiva di una promessa: “La mia presenza andrà con te e io ti darò riposo” (Es 33,14). Va comunque colta la cifra esatta di questa esortazione al riposo da parte di Gesù. Non si tratta di un generico invito a fermarsi dopo un lavoro stressante, ma propriamente ad una sosta stando nel contesto di una folla “che andava e veniva”. Al punto che “non avevano più neanche il tempo di mangiare”. Si potrebbe dunque parlare di una sosta di riposo, al fine di riprendere poi, con maggior vigore e disponibilità, il servizio a così tanta gente.
3. “Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte”
“Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte”. Se già l’essere in barca con i Suoi è un’occasione di riposo per Gesù, non è così per i discepoli: “Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: ‘Maestro, non t'importa che moriamo?’” (Mc 4,37-38) Ma in questo caso ci si sta propriamente dirigendo “verso un luogo solitario”. Non si dice per sé il nome del luogo. Piuttosto il termine greco tradotto con “solitario” corrisponderebbe al “deserto”. Viene così inevitabilmente evocata la stessa esperienza spirituale che il popolo ebraico aveva vissuto durante il cammino dalla schiavitù alla Terra Promessa. Alla quale poi anche i profeti faranno molto riferimento. Inoltre Gesù sembra voler insistere particolarmente in questa prospettiva aggiungendo anche l’espressione “in disparte”, che potrebbe pure essere tradotta “in privato” o anche “da soli”. Il fatto che sia solo Marco ad esprimersi così ci riporta nel contesto del cosiddetto segreto messianico, dove cioè Gesù stesso sembra ormai voler comunicare anzitutto ai Suoi qualcosa di molto particolare a riguardo della Sua identità divina.
4. “Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero”
Dove c’è Gesù, sempre e continuamente si crea la folla: “Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero”. Si tratta qui di chiarire cosa effettivamente “capirono” quei “molti” che “li videro partire”. Avvicinarsi a Gesù e stare con Gesù comprendendolo davvero - soprattutto nel Vangelo di Marco - non è affatto scontato. Chiede esercizio e consuetudine profonda con Lui. Persino i discepoli, stando in barca con Gesù (Mc 8,13) avevano dimenticato il pane. “Ed essi discutevano tra loro: ‘non abbiamo più pani’. Ma Gesù, accortosene, dice loro: ‘Perché discutete che non avete pani? Ancora non capite e non comprendete? Avete il cuore indurito?’” (8,16-17). Cosa non riusciamo a comprendere di Gesù, rimanendo confusi a vedere tra la folla o, come i Dodici, mentre siamo addirittura “in disparte” con Lui? Di fatto: “da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero”. E’ curioso notare il fatto che, senza che il luogo sia dichiarato, tuttavia si dica che “cominciarono ad accorrere là”. Dove accorre comunque la gente? Là dove ancora Gesù si rende presente. Gesù coi Suoi non si riposa in un luogo preciso e individuabile. Gesù stesso, con i Suoi, è il luogo che ormai tutti cercano, accorrendo “là a piedi” sino a precederli.
5. “Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”
E’ la relazione che conta, non una breve presa di distanza, una semplice pausa, al punto che “Sbarcando, vide molta folla”. La folla aveva cercato a suo modo di raggiungere Gesù, ma Gesù, non l’aveva mai abbandonata. S’era certo ritirato su una barca, e già stando coi Suoi sulla barca s’era sufficientemente riposato. Ora “sbarcando” ritrova ancora la Sua gente. L’insieme di tutti coloro per i quali l’amore di Dio s’era fatto uomo. Una portata emotiva così intensa non è poi tanto ipotetica se poi “si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore”. Forse non ci risulta mai un’immagine di Gesù sorridente. Molto più sappiamo delle grandi emozioni provate da Gesù, sino al pianto. Come in questo caso: davanti ad una grande folla della quale si intuisce la stanchezza e i profondi bisogni interiori che ciascuno si porta dentro, pur trovandosi confuso tra la folla. Così è ancora la Parola che diventa – anche per tutti noi - motivo di consolazione: “e si mise a insegnare loro molte cose”. Quasi Gesù non avesse altra medicina che la Sua stessa Parola. C’è una dimensione che appartiene proprio alla parola di Dio che ha specificamente questo potere e nei confronti del quale forse ricorriamo poco: “L’anima mia, dal dolore, si consuma in lacrime; dammi sollievo con la tua parola” (Sl 119,28).
( Don Walter Magni – Rettore San Ferdinando – Bocconi – Milano ).
L’ultima battaglia
La croce è la cattedra dove i santi hanno imparato a vivere. Beate le afflizioni che ci fanno subito pensare a Dio. Nel dolore grido: “ Sia fatta la tua volontà”. Le persone che amo le lancio nel costato di Cristo. Io per primo ogni mattina mi metto là dentro al primo posto. Accetto, Signore, questa croce della vergogna, perché solo essa mi dà lo slancio di unirmi a Te. In questo ciborio avvengono i miei continui appuntamento con Te. Qui attendo l’unione con Te. Splendo solo quando sono con Te. Mi spengo nel momento in cui mi distacco da Te, come la presa staccata di un lampadario spegne ogni lampada. Non ha importanza che io veda o senta Dio. E’ essenziale che Egli mi vede e mi ascolta. I sogni sono ciò che uno desidera che avvenga. A volte frutti di preoccupazioni. Spesso di immaginazione. Qualche volta però inspiegabili, comprensibili solo nel futuro. Le ingiustizie e i peccati stancano. Dinanzi ad essi si indietreggia e si molla tutto, se non ci fosse Dio a sollevarci. Il male fa male a tutti. In questo resto della mia vita dammi la forza di produrre solo bene. Semper orat qui bene agit. Quanti lagnosi ai tuoi piedi. Non ti sei ancora stancato di noi? Ciò che mi stanca è la cattiveria, non le vostre lagne. Dicono che gli artisti non possono divenire santi. Io vi dimostro il contrario. Vedi s. Agostino. Vedi S. Giovanni della Croce. Vedi san Francesco. Vedi il Beato Angelico. L’artista ha dentro di sé lo stesso fuoco del creatore. Le prime fiamme sono quelle della contemplazione sulle meraviglie del creato. Poi si accende dentro il fuoco dello Spirito Santo con tutti i doni da fruttificare sulla terra. Il primo nemico è dentro di noi e siamo noi stessi. Guai a quella persona che non si conosce. E’ una persona persa. Noi stessi non ci accettiamo con i nostri limiti e difetti. Solo accettandoci giungiamo alla nostra innocenza che è dentro la nostra umiltà. L’umiltà di ricevere tutto da Dio. L’umiltà di rompere i progetti di Dio in noi con il peccato. L’umiltà è la saggezza della conoscenza di noi stessi. Ci dà la dimensione esatta della nostra concreta realtà, nel bene e nel male. In Dio non patirò confusione e vergogna. Sto sperimentando che cosa significhi: “ Il Signore è mio pastore, non manco di nulla”. Nella lotta nulla mi manca di coraggio. Nella malattia nulla mi manca di accettazione. Nell’umiliazione nulla mi manca di fermezza. Anche se scendessi nelle tenebre delle strutture del male della nostra società. Lui è la mia luce. Cantare dentro l’anima è la contemplazione più sublime che mi quieta. Dentro tale armonia silenziosa scopro l’infinita misericordia. Credo a due realtà, giunto a questa mia età, come Heistein: “ Credo all’universo infinito e all’infinita stupidità della gente. Non sono certo però che l’universo sia infinito”. Dentro mi suona non lontano una campana. E’ rimasta sola a suonare la certezza dell’esistenza di Dio. Un granello di superbia basta a muovere una montagna di santità. Non sono stanchi i miei occhi di vedere in alto. La pazienza mi fa tacere il tempo delle maledizioni.” Forte come la morte è l’amore “. ( Ct 8,6 ). L’amore di Cristo è la fine della morte. Non vorrei essere ingiusto nei suoi riguardi privandolo del mio amore. E capisco che nelle arpie degli uomini, un giorno senza potere è una sconfitta mortale. Esperimento invece che senza di Te non c’è nulla di valido e di santo. E siamo tentati e cadiamo per toccare con mano la nostra fragilità e la nostra assoluta miseria. Ho conosciuto l’impotenza di intervenire dinanzi a un uomo che lentamente spasima la morte. Lì è l’ultima lotta. Lì è l’ultima battaglia dell’uomo. Non avrò timore alla fine. Non si è soli in quel duello tra il tempo e l’eternità. Si lotta da soli agli occhi della terra. A volte nasce una profonda sfiducia in me, nelle capacità umane di superare sempre e ogni male. Che possiamo fare noi di tempo? Tocchiamo che solo Dio può. Solo Lui può darci l’ardire di salire al di sopra di ogni sventura, di vincere ogni battaglia sulle ingiustizie umane.
P. Paolo Turturro
Dipingi la pace cresce e si fortifica, grazie a tutti voi.
Ecco un dono del laboratorio dell’Erbolario “ Dipingi la pace”.
Puoi chiedere gli acquerelli con i fiori secchi, per un dono di solidarietà.
Un acquerello, un’offerta per sostenere le attività di crescita dei ragazzi di Dipingi la pace di Palermo.
Puoi contattare: 339 – 2187764 oppure 091332904.
12 luglio '06 – Rifinanziamento della guerra, LEGALITÀ, VALORI E REALISMO DEL NO a cura di Antonio Scommegna – Savigliano (CN). In Afganistan è in corso una guerra di aggressione, contraria alla legalità internazionale nell’avvio e nella conduzione. La partecipazione dell’Italia a questa guerra è incompatibile con la Costituzione, è stata decisa per mera subordinazione e viene sostenuta per «non essere esclusi dal governo del mondo». La guerra include, per definizione, la distruzione di esistenze umane e l’accettazione della soppressione dei propri simili come «mezzo di risoluzione delle controversie». Questa ci pare una semplice descrizione dello stato di cose: una constatazione, non un’interpretazione. La «guerra al terrorismo» è una metafora insensata se si traduce in aggressione armata a un paese, mietendo migliaia di vittime civili. L’idea d’instaurare con le armi democrazia e diritti, in sé contraddittoria, ha esibito nei fatti il suo fallimento. Anche per chi non la «ripudia», anche per chi la sostiene, la guerra in Afganistan non riesce a enunciare propri obiettivi condivisibili, realistici, raggiungibili. La politica internazionale va riducendosi a politica militare. In Iraq, come in Afganistan, come in Palestina, le vie della diplomazia e del dialogo sono abbandonate e sostituite dall’uso della forza. L’Italia potrebbe realisticamente essere un soggetto attivo di politica internazionale connotato da una volontà incondizionata di pace, da un assoluto rifiuto della guerra. Confermando la partecipazione alla guerra in Afganistan, il governo Prodi rinuncia a costruire questa identità per sottomettersi e conformarsi a scelte già risultate sterili e devastanti. La disponibilità alla guerra non è «un» tema accanto ad altri, ma definisce in maniera essenziale e decisiva le formazioni e i soggetti politici. Il movimento per la pace – e dunque contro la guerra – non ha «governi amici» a priori. Deve in ogni caso sottrarsi a transazioni o “comprensioni”. Il nostro più netto rifiuto degli orientamenti governativi sull’Afganistan non esprime soltanto coerenza nelle convinzioni. Include una richiesta e una proposta. EMERGENCY
Il progetto “ Estate ragazzi” procede alla grande. Già diversi gruppi d’Italia sono giunti ad aiutarci al Borgo della pace. Si è già realizzato il meeting della pace con gruppi spagnoli, francesi, inglesi, tunisini, italiani. A presto notizie.
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